Inquinamento ambientale, qual è la differenza tra IPCC e IPPC?

IPCC IPPC

Iniziamo col dire che entrambe le sigle  hanno a cuore il problema dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici.

Che cosa è l IPCC?

L’IPCC , acronimo di (Intergovernmental Panel on Climate Change), è il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ed è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale.

L’IPCC  è stato creato per fornire ai responsabili delle politiche valutazioni scientifiche regolari sul cambiamento climatico, le sue implicazioni e i potenziali rischi futuri, nonché per proporre opzioni di adattamento e mitigazione.

Attraverso le sue valutazioni, l’IPCC determina lo stato delle conoscenze sui cambiamenti climatici. Identifica dove c’è accordo nella comunità scientifica su temi legati al cambiamento climatico e dove sono necessarie ulteriori ricerche. Le relazioni vengono redatte e riviste in più fasi, garantendo così obiettività e trasparenza. L’IPCC non conduce ricerche proprie. I rapporti dell’IPCC sono neutri, pertinenti alle politiche ma non normativi. I rapporti di valutazione sono un input chiave nei negoziati internazionali per affrontare il cambiamento climatico. Creato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UN Environment) e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) nel 1988, l’IPCC conta 195 paesi membri. Nello stesso anno, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha  approvato l’azione dell’OMM e dell’UNEP nella creazione congiunta dell’IPCC.

Cosa vuol dire IPPC?

IPPC è l’acronimo di Integrated Pollution Prevention and Control ovvero controllo e prevenzione integrata dell’inquinamento. Questo approccio è stato introdotto con la Direttiva 96/61/CE del 24 novembre 1996, chiamata anche “direttiva IPPC” .

La direttiva IPPC nata nel 1996 e poi guidata oggi attraverso la Direttiva 2010/75/UE prevede un nuovo approccio per la riduzione degli impatti ambientali delle emissioni industriali, attraverso la graduale applicazione di un insieme di soluzioni tecniche (impiantistiche, gestionali e di controllo) messe in atto per evitare o, qualora non sia possibile, ridurre, le emissioni di inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, comprese misure relative ai rifiuti.

Queste soluzioni tecniche sono le BAT (Best Available Technique). L’adozione delle BAT da parte delle aziende e la prescrizione di queste da parte degli enti competenti è guidata dalle BREFs, le linee guida europee, alcune sono già state recepite dall’Italia decreti ministeriali, altre sono in fase di recepimento. Questi documenti descrivono le tecniche impiantistiche, gestionali e di controllo presenti sul mercato e le relative prestazioni confrontate con l’impatto ambientale.

 BAT recepite in Italia

La direttiva IPPC ha introdotto importanti aspetti innovativi nella valutazione delle componenti che, parte integrante del processo produttivo di un’azienda, interagiscono con l’ambiente:

adozione di un approccio integrato nella valutazione degli aspetti ambientali evitando di compromettere nel contempo lo sviluppo economico del settore;

messa a punto di un piano di monitoraggio ambientale da parte dell’azienda;

trasparenza del procedimento amministrativo e il coinvolgimento col pubblico;

superamento dell’approccio finora adottato di “command and control” a favore di una collaborazione tra gestore, autorità competente, autorità di controllo e associazioni di categoria.

Le attività produttive elencate negli allegati VIII e XII alla parte II del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii. individuano gli impianti assoggettati alla Direttiva IPPC. Gli impianti vengono suddivisi in base a tipologia e soglia dimensionale di produzione annua (capacità produttiva) riportate negli allegati stessi. Questi allegati forniscono una lista di categorie d’impianti all’interno delle quali sono individuate attività più specifiche contraddistinte da un codice IPPC univoco.

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